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Société Auguste Vestris - Carlotta Zambelli
  Auguste Vestris


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23 janvier 2011, neuvième soirée : Carlotta Zambelli

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Carlotta Zambelli
di Christiane Vlassi

23 gennaio 2011

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Christiane Vlassi è stata Première danseuse étoile dell’Opéra di Parigi. Dopo una brillante carriera, è diventata professore nella Scuola all’Opéra e insegnante di fama internazionale.

Parigi, 20 luglio, 2010

Da bambina ho studiato al Collège Sainte-Elisabeth, in rue de Lourmel nel 15° arrondissement di Parigi. Non solo io, ma altre due studentesse – Ghislaine Thesmar e una giovane ragazza di cui ho dimenticato il nome – siamo tutte diventate ballerine all’Opéra!

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Avec Pedro Gaillhard (?) A. Aveline et Mlle Zambelli

Di bambina, quello che mi attirava della danza erano i costumi, indossare un travestimento. Mio padre voleva pero sapere se avevo davvero le qualità necessarie per intraprendere questa carriera. Nato in Piemonte, era un tipo razionale! Di conseguenza, intorno ai dieci anni, venni presentata al signor Aveline che, esaminandomi, mi trovò abbastanza sciolta nella muscolatura e disse a mio padre che mi avrebbe portatao alla Scuola dell’Opéra. Era il 1948 e i criteri erano molto meno severi di quanto non lo siano oggi! Il mio vero cognome è Bassi, lo cambiai una volta nominata première danseuse, perché un’altra ballerina con le mie stesse iniziali era arrivata prima di me – Claude Bessy!

Mio padre mi portò da Mlle Zambelli presso lo Studio Chaptal, con la speranza di farmi recuperare gli anni di studio.

Fu una grande sorpresa trovare tutti quei piccoli scolari che indossavano una tunica ricamata organza e una gonna scozzese, con un fiocco di raso legato intorno alla vita e un nastro dello stesso colore con i fiori nei capelli. Mia madre corse via a cucire la stessa tenuta anche per me. Agli occhi di Mlle Zambelli, body nero e collant di lana nera era un vestito per “ladruncoli di stanze di albergo”. Lifar era fin troppo moderno per lei! (Così facendo pero, con l’anca ben nascosta dietro una nuvola di tessuto scozzese, le nostre posizioni non potevano essere quelle ideali ...)

La prima cosa che ricordo di Mlle Zambelli era la sua voce molto bassa. Io ero alta e mi mise in classe con ragazzi più grandi – ma all’ultima fila. A seconda della nostra progressione, si spostava avanti di una fila, fino a raggiungere la prima! Mi dispiace solamente che non abbia mai ritenuto opportuno mettermi in classe con gli alunni della mia età. Lavorando con i più grandi rimanevano delle lacune nella mia formazione e notavo, invece, come lavorasse con molta attenzione sul posizionamento e sulla rotazione con due o tre bambini più piccoli a cui aveva accettato di insegnare.

Tre volte a settimana per dieci anni, oltre alle mie lezioni alla Scuola dell’Opéra, camminavo fino allo studio Chaptal per studiare con Mlle Zambelli. Con il tempo il nostro lavoro giunse al termine e solo tre o quattro alunni rimasero, una di questa era Claire Motte.

All’Opéra, Mlle Zambelli insegnava alle soliste (Grands Sujets). Tutte erano rigorosamente in tutù, mentre lei indossava lunghe sottogonne.

Mlle Zambelli era emigrata in Francia insieme ai suoi genitori all’età di sedici anni; aveva sempre vissuto in rue Chauveau-Lagarde nell’8°arrondissement. Sul palazzo è stata posta una targa commemorativa. Ai miei tempi, vicino all’Opéra, c’erano pochi negozi – era il quartiere della danza e del teatro allora! Gli stessi edifici sede oggi della C & A o Lafayette Maison erano appartamenti dove vivevano la maggior parte dei ballerini.

Mlle Zambelli raramente cambiava la sbarra, che era breve, molto semplice e durava circa venti minuti, decisamente non "coreografica". Insegnava la cosiddetta quinta Cecchetti (il piede davanti non incrocia completamente sull’altro, ma si ferma all’altezza dell’alluce– ndr). Nelle classi avanzate, uno tra i primi esercizi alla sbarra era il grand rond de jambe jeté preso dalla seconda – così si studiava all’epoca! I frappés venivano eseguiti con l’accento in dentro e i battements con l’accento verso il basso.

Al centro, ogni posa era épaulé. Si iniziava con un esercizio di battement dégagé, a cui seguiva un adagio piuttosto elaborato (la Zambelli era solita dire "questo è l’adagio che darebbe il signor Tal dei Tali..." – come mi dispiace non riuscire più a ricordare quei nomi!), le pirouttes e le grandes pirouettes. Poi venivano i piccoli salti, piccoli e grandi ballonnés, batterie e così via, per finire con i grandi salti.

Vengo ora alle famose serie, una o due delle quali le facevamo ogni settimana. Molto ben congegnate, ci hanno dato grande forza e resistenza. Abbiamo iniziato, bambini, con le serie più semplici: jetés, poi assemblés, poi sissonnes, poi ballonnés in ogni variante e disposizione possibile. Si eseguivano sempre in avanti e indietro e, per gli alunni più avanzati, en tournant. Ma non permettete a nessuno di dire che la classe di Mlle Zambelli era fatta solo da miriadi di serie!

Malpagati, i pianisti non si facevano sempre vedere. In quel caso Mlle Zambelli contava la misura, e in modo estremamente preciso. Così ho imparato tutte le misure musicali, abilità che si è rivelata molto utile – ad esempio quando ho insegnato alla quinta divisione dei ragazzi presso la Scuola dell’Opéra, a volte mancava il pianista!

Alla fine della lezione, Mlle Zambelli voleva che eseguissimo esercizi di mimo - scene tratte dai balletti - oppure intere variazioni. Quando eravamo piccoli, ci faceva studiare estratti dai balletti.

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Inepties d’une certaine danse parisienne ...

Dessin de E. Mesplès, 1894

Mlle Zambelli era molta contraria alle gambe alte: "State scivolando verso la ginnastica" gridava, "e le ginnaste verso la danza!"

Lei ci ha spinto ad uscire fuori di noi stessi, ci ha costretto a fare teatro, a imparare scene di pantomima, o nel mio caso - ero timida - a ballare su brani musicali di grande drammaticità.

Quando Mlle Zambelli fu invitata a San Pietroburgo all’inizio del 20 ° secolo, le propose un contratto con il montante lasciato in bianco!

Ma Mlle Zambelli, la cui famiglia era benestante, non era motivata dal denaro. Lo studio dove insegnava era suo, e insegnava perché si divertiva. Per lei, la danza non era un business.

Dato che mio padre era italiano, Mlle Zambelli rifiutava esser remunerata per le mie lezioni. Per gratitudine, mio padre le faceva qualche piccolo regalo o la invitava a cena. Ogni volta che veniva a cenare, il che accadeva spesso, veniva sempre accompagnata non solo da Monsieur Aveline, ma anche dalla moglie di quest’ultimo. A differenza di tanti altri, Mlle Zambelli era una donna di grande dignità e non era mai stata una cortigiana. L’amore della sua vita era Albert Aveline. Al Palais Garnier, lui e lei guardavano ogni spettacolo da due piccoli posti sopra la scalinata, nei palchi vicine al palcoscenico

Quando Mlle Zambelli, ballerina celebre, decise di cambiare partner, andò e tirò fuori il signor Aveline dai sujets. Entrambi sono morti nel 1968, lei a Milano: non riusciva più a salire le scale di casa a rue Chauveau-Lagarde e la sua famiglia era venuta a prenderla. Sono andata a farle visita a Milano nel suo appartamento piuttosto cupo. Il suo viso si illuminò, e iniziò a chiacchierare con grande vivacità.

Alla Scuola all’Opéra, ho lavorato per tre anni sotto Mlle Simoni, e poi sotto Lucienne Lamballe quando avevo tredici anni. Era un insegnante duro. Se l’attenzione di un alunno vagava, era capace di darci un’ora, ripeto un’ora di ronds de jambe, o di punirci facendoci "riposare" per un’ora in quinta. Detto questo, in quanto tecnica vera e propria Mlle Lamballe era eccellente.

Un altro dei miei insegnanti era Camille Bos. Usava delle immagini molto eloquenti per spiegare, del tipo "le tue mani sono come strofinacci" e non le ho mai dimenticate ! Poi c’era Geneviève Guillot che, ad un certo punto, divenne direttrice della Scuola; Suzanne Lorcia (era stata anche lei allieva di Zambelli) con il suo delizioso senso dell’umorismo e, quando sono diventata grand sujet, Harald Lander.

Ciò che distingueva Mlle Zambelli era il suo fascino da gran dama. Per me, è stata in un certo senso anche maître de ballet perché con lei ho studiato tutti i miei ruoli. Aveva occhio! Con lei non c’erano scorciatoie - bisognava andare infondo alle cose e fino alla fine di ogni lezione.

Mio marito Attilio Labis ha studiato con lei, così come hanno fatto Pierre Lacotte, Serge Golovine, Michel Dussaigne, Jacques Touronde, Daniel Franck ... gli uomini erano soliti baciarle la mano e prendevano la classe insieme alle ragazze.

Quando arrivava l’esame annuale (ora chiamato “le Concours” - ndr), Mlle Zambelli guardava la prova generale, e poi veniva a darci preziose indicazioni.

Ringraziamenti al traduttore Gianmaria Piovano (Roma), ed ai rilettori-corretori S.O. e B.L.